lunedì 8 febbraio 2016

Amore fra le righe: "SOTTO LO STESSO CIELO (Stardust #0.5)" di Monica Lombardi.

Amore, passione, difficoltà ma anche allegria: noi lettrici romance siamo affamate di queste emozioni. Ecco perché, nel periodo più romantico dell'anno, Insaziabili Letture non può che accompagnarvi al giorno degli innamorati con racconti strepitosi! 
La rassegna "Amore fra le righe" si apre quest'anno con un'autrice a cui siamo molto affezionate: Monica Lombardi
Venite a leggere "SOTTO LO STESSO CIELO", un racconto che riprende i personaggi della novella gratuita "STARDUST - L'INIZIO" e anticipa il primo romanzo della serie #Stardust: "FREE"!
Non lasciatevelo scappare!








Il racconto riprende i personaggi e fa riferimento ad alcuni eventi che trovate nel racconto gratuito “Stardust – L’inizio”, pubblicato da Emma Books

Territori a nord di Chicago - Anno 227 della Nuova Era

I raggi di sole che filtravano tra i rami davano ai suoi capelli castani dei riflessi rossastri che Nathan non aveva mai visto. Alzò una mano e infilò le dita tra quelle ciocche, godendosi i giochi di luce. Godendosi la serenità del momento e la vicinanza dei loro corpi, ancora spogliati.
«Non ti sto chiedendo troppo?» gli domandò Leyla.
La sua voce lo accarezzò come morbido velluto, la domanda lo sorprese. Poteva avere ancora dei dubbi su di loro?
«Non c’è troppo, se si vuole tutto.»
E lui lo voleva. Forse già dal loro primo incontro, più di quattro anni prima, anche se ci aveva messo un po’ ad accettarlo. Dalla notte in cui Leyla era stata a casa sua, a New London, vivere senza di lei era diventato insopportabile.


New London – Sei mesi prima

Ancora prima di aprire gli occhi, Nathan si accorse di essere solo. Glielo dicevano la mancanza di calore accanto a lui nel letto e il silenzio nel suo piccolo appartamento, ma glielo diceva soprattutto il senso di vuoto che avvertiva nel petto.
Vuoto, che si opponeva al senso di completezza che aveva provato durante la notte.
Lui e Leyla avevano fatto l’amore. Sul divano in soggiorno prima, spogliandosi l’un l’altro con una fame scatenata, in pochi minuti, da quello che era stato il loro primo bacio.
Si erano addormentati e poi spostati in camera da letto, dove si erano amati, di nuovo.
E ora?
Leyla aveva un appuntamento a nord della città, glielo aveva detto prima che lui le offrisse ospitalità per la notte. Perché non lo aveva svegliato, quando se n’era andata?
Perché non sapeva che cosa dirgli, ecco perché.
Si girò nel letto, affondando la faccia nel materasso dalla parte in cui aveva dormito lei. Banale, eppure inspirò a fondo. Era anche inutile, aveva ancora il sapore di lei sulle labbra, il suo profumo nelle narici, ma lo fece lo stesso.
Avrebbe voluto rimanere lì tutto il giorno ma si alzò. Il ricordo di Leyla e della prima, forse unica notte che avrebbero passato insieme l’avrebbe seguito fuori da quel letto, fuori da quell’appartamento. Ovunque e sempre.
  
***

«Dunque, Leyla era davvero qui a New London.»
Nathan aveva dovuto aspettare due giorni, prima di riuscire a parlare con l’amico Syrus da solo e in un luogo sicuro. L’aveva portato al New London Park, un po’ perché potevano trovarvi angoli tranquilli, lontani dai circuiti di sorveglianza, un po’ perché, da quando Leyla se n’era andata, la sua testa si rifiutava di abbandonare i ricordi delle ore che avevano trascorso insieme, e tornare al parco dove l’aveva incontrata era un modo come un altro per farlo. Era giorno, ma gli sembrava di vederla uscire da dietro l’albero dove l’aveva aspettato, un’ombra tra le ombre.
«Sì, con delle novità importanti» rispose.
Quattro anni prima, Nathan e Syrus erano andati a Chicago e, insieme all’amico Malik, si erano addentrati nei Territori a nord della megalopoli, dove avevano avuto il primo incontro con un gruppo di Phys, tra cui Leyla e suo zio Markus.
Phys e Mepow, le due razze in cui l’umanità era ormai nettamente divisa, potevano anche convivere in un’atmosfera di tensione e sospetto, ma c’era chi, sia da una parte che dall’altra, pensava che le cose potessero cambiare. Così era nato il loro gruppo, che avevano chiamato New Earth, Nuova Terra. Purtroppo, in quei quattro anni avevano percepito altri cambiamenti, nelle megalopoli abitate dai Mepow. Cambiamenti che andavano in direzione opposta a quella auspicata da loro.
«Rilevamenti geologici nei Territori» aggiunse.
«Da parte nostra?» domandò l’amico.
Nostra. Sì. Anche se Syrus e Nathan erano diversi, restavano pur sempre dei Mepow.
E tu hai fatto l’amore con una Phys.
Se ci pensava in quei termini, sentiva di aver abbattuto una barriera, di aver varcato un confine, compiuto un incredibile salto oltre un crepaccio profondo.
Ma Nathan non aveva avvertito barriere. Da tempo sapeva di non volere nessun’altra. Dubitava che per lei fosse lo stesso, i Phys erano… fisici, per Leyla poteva, doveva essersi trattato solo di attrazione fisica, erano due giorni che ci pensava.
«Nat?»
«Scusa. Sì, da parte dei Mepow.»
«Che c’è?»
Nathan si riscosse. Syrus lo conosceva troppo bene. Era il fratello che non aveva mai avuto, l’unico con cui, mentre crescevano, aveva potuto condividere dubbi e curiosità sul loro mondo imperfetto, con cui aveva cercato risposte a domande che gli altri ragazzi della loro razza non sembravano neanche porsi.
«Acqua, minerali, non ne era sicura» gli disse, per distrarlo. «Dobbiamo capire chi c’è dietro.»
E che altro c’è?
La voce di Syrus, nella sua testa.
Si erano seduti su un tronco caduto che nessuno aveva mai rimosso. Era una bella sensazione, trovarsi appoggiati contro una superficie irregolare, all’aperto. Se qualche altro Mepow si fosse avventurato in quella parte del parco, avrebbe trovato quella scelta insolita. Strana.
Nathan appoggiò gli avambracci sulle gambe e guardò l’amico di sbieco. I suoi occhi chiari lo studiavano e attendevano, pazienti. Quando voleva, Syrus sapeva essere molto paziente.
Avrebbe potuto rispondergli con la telepatia, ma scelse di usare la voce. Voleva sentirle, quelle parole, capire che effetto gli avrebbero fatto.
«Ho fatto l’amore con lei.»
Suonava… bene.
Anche se era un’espressione che quelli della sua razza usavano ormai di rado, preferendo frasi asettiche come “stare insieme fisicamente”.
Un lampo di stupore fu tutto quello di cui Syrus ebbe bisogno per digerire la notizia, poi il suo bel volto fu illuminato da un sorriso.
«Lo sapevo. Tutto questo tempo senza una ragazza… pensavi a lei, vero?»
Nathan annuì. «Una bella situazione senza via d’uscita, non c’è che dire.»
«Perché?» domandò Syrus.
Ora fu il turno di Nathan di essere sorpreso.
«Non ho neanche bisogno di risponderti.»
Leyla era una Phys. Nella loro società, niente legava le due razze, tutto li separava. A cominciare dai luoghi e dal modo in cui vivevano, nelle megalopoli loro, nei Territori selvaggi i Phys. Senza contare che, con tutta probabilità, la sua fissazione per lei era a senso unico.
Ma non gli disse niente di tutto questo, Syrus ci sarebbe arrivato da solo. 
«Andiamo per gradi» riprese l’amico. «I rilevamenti dei Mepow nei Territori Phys.»
Spiazzato dal brusco cambiamento di discorso, Nathan aggrottò le sopracciglia.
«Non sono sicuro che cerchino dei minerali, o acqua» continuò Syrus. «Che preavviso devi dare alla clinica?»
«Dimmi che stai seguendo un filo, in questo discorso. Perché io non lo trovo.»
«La botanica non è mai stata solo un hobby per te. L’hai studiata, all’accademia.»
«Sì, l’ho studiata, e no, non stai seguendo un filo.»
In realtà, Nathan sapeva che, prima o poi, i pezzi di quel discorso avrebbero formato un’immagine precisa. Era così che funzionava Syrus. Che aveva un quoziente d’intelligenza in area “genio”.
La sua mano si sollevò a stringergli il braccio.
«Il papà di Rya finanzia un progetto su alcune piante che si pensa abbiano poteri medicinali. Cercano qualcuno disposto a trasferirsi a Chicago per fare ricerche nei Territori a nord della megalopoli.»
Rya era la moglie di Syrus e la madre dei suoi due figli, Allistar e la piccola Aster. Ancora distratto dal pensiero di Leyla, Nathan si impose di concentrarsi su quelle informazioni.
«Potrebbe essere collegato alle ricognizioni?» chiese.
«Potrebbe. Ed è di sicuro collegato a te e a Leyla.»
Un progetto di studi botanici a Chicago e nei Territori adiacenti. Ecco il filo. Si alzò in piedi, cercando gli occhi chiari dell’amico.
«Mi stai dicendo quello che penso io?»
«Sarà durissima saperti a un oceano di distanza ma...» Anche Syrus si alzò, assumendo un’espressione seria. Tradita dall’ironia che gli accendeva lo sguardo. «Accetterebbe di lavorare per mio suocero su questo progetto, dottor Roscoe, genetista e … botanico?»


Chicago – Tre settimane dopo

Il bar era quello dove si erano incontrati la prima volta. Quattro anni prima, era seduto a uno di quei tavoli insieme a Syrus e Malik, quando lei era entrata dalla porta. Una sconosciuta che aveva catturato subito il suo sguardo, e in poche ore tutto il resto. Sapeva già allora che non l’avrebbe dimenticata ma non avrebbe mai immaginato ciò che sarebbero arrivati a condividere.
E quello era esattamente il punto. Che cosa avevano condiviso? Tutto, per lui. Forse solo una notte di sesso, per lei.
Ma Nathan sperava di no.
“Vedo le stelle, nei tuoi occhi. Anche quando sono lontani un oceano.”
Lo aveva detto Leyla nel suo appartamento a New London. A quella frase si aggrappava, forse per quell’unica frase era lì. Non ci sarebbe stato più un oceano tra loro.
La porta d’ingresso del locale si aprì e, ancora prima di sollevare lo sguardo, Nathan sapeva che era lei. Era seria ma quando lo vide sorrise, e nella sala sembrarono accendersi altre luci.
«Nathan.»
Lo disse a voce bassa mentre gli si sedeva accanto, e bastò quel tono sussurrato a farlo tornare indietro alle ore in cui era stata tra le sue braccia, a New London. La mano si poggiò sulla sua, sul tavolo, ma Nathan si impose di non vedere troppo, in quel tocco. Il contatto fisico era più usuale tra i Phys che non tra i Mepow.
«Sono contento di rivederti. Stai bene?»
Leyla annuì.
«Ho parlato con Syrus, stiamo cercando di capire» continuò. Aveva pensato per giorni a quell’incontro e aveva deciso che avrebbe iniziato dalle questioni più urgenti. E generiche. Non personali. «Sono qui anche per quello.»
I rumori di sottofondo del bar garantivano un po’ di privacy e la ragionevole certezza che le loro voci non sarebbero state udibili, sulle registrazioni del sistema di sorveglianza, ma non avrebbero corso rischi inutili. I dettagli avrebbero dovuto aspettare finché non si fossero trovati in un luogo più sicuro.
«Quanto ti fermi?» gli domandò Leyla.
«Sei mesi.»
La sorpresa negli occhi di lei fu una stilettata calda ai suoi lombi, già eccitati dalla semplice vicinanza. Le dita sottili che si mossero in modo da intrecciarsi alle sue gli bloccarono il respiro in gola.
«Dove alloggi?»

Mezz’ora dopo uscivano dall’ascensore e imboccavano il corridoio al sesto piano dell’edificio dove si trovava il piccolo trilocale di Malik.
“Dove alloggi?”
Durante il tragitto a piedi, trascorso nel silenzio, Nathan si era imposto di non pensare al perché di quella domanda. Stava cercando un posto suo ma non era facile, glielo spiegò nei pochi metri che dividevano l’ingresso dell’appartamento dallo studio convertito a stanza degli ospiti.
Che era spartano e in disordine, Nathan stava per scusarsi quando Leyla gli agganciò il braccio con il quale stava richiudendo la porta alle loro spalle e così, senza preavviso, lei fu tra le sue braccia.
A Nathan bastò fare un passo e lei si trovò schiacciata tra lui e il muro, il corpo arrendevole che si modellava contro il suo. Scontro di occhi, poi di labbra, e il sapore di lei lo invase, come una droga. Sentì le sue mani risalirgli lungo la schiena, sul collo, finché i polpastrelli non si infilarono con forza tra i suoi corti capelli, come se volesse essere sicura che lui non potesse allontanarsi.
Invece Nathan lo fece, anche se di pochissimo, per riprendere fiato e perché aveva bisogno di sapere, un bisogno che lo aveva consumato, in quelle settimane di separazione. Una relazione tra loro sarebbe stata complicata: aveva bisogno che le cose fossero chiare, fin dall’inizio.
«Sono qui per te» le sussurrò contro le labbra. «Syrus mi ha proposto un lavoro che ci permetterà di trovare delle informazioni, è vero, ma lo ha fatto perché sapeva che volevo essere qui, per te. Se questo non ti piace, dimmelo subito.»
I suoi occhi grigi lo fissavano e, a dispetto della mancanza di poteri telepatici, sembrarono leggergli dentro.
«Come può non piacermi, quando brucio per te?»
«Siamo…»
«Sei l’uomo che voglio al mio fianco, Nathan. Sei un Mepow, sì, e guardi oltre. Così mi hai conquistato.»
Il calore gli arrivò da lei, da quelle parole, da ciò che scioglievano dentro di lui. Le strinse le mani sui fianchi, infilò le dita sotto la sua maglietta cercando la pelle, e anche le braccia di Leyla si mossero per cominciare a svestire lui. Leyla lo spogliava come nessun’altra donna avrebbe potuto fare, non solo nel corpo ma nella mente, risvegliando parti di lui che pensava fossero state congelate. Pelle contro pelle, ogni tocco capace di accendere fiamme che minacciavano di consumarli prima che arrivassero alla conclusione che stavano cercando. Tempo, avrebbero avuto tanto tempo, ma non ora. Ora Leyla si alzò sulle punte dei piedi e Nathan le sollevò una gamba con l’avambraccio ed entrò in lei con un’unica spinta che urlava sei mia.
Non il comportamento di un Mepow. Niente telepatia, tra loro, solo ondate di sensazioni potenti, la forza del desiderio che frantumava le barriere della ragione, il senso di appartenenza che si elevava oltre una divisione che non avevano voluto, che non potevano accettare.
Nathan e Leyla. Leyla. Tra le sue braccia, attorno a lui.
Brucio per te.
Bruciarono insieme, verso un fuoco che li inglobò e divorò tutto. Ogni. Pensiero. Coerente.
Per poi dissolversi in frammenti di cenere impalpabile che tornò a depositarsi, piano, sulla Terra.
Riprendendo consapevolezza del suo corpo, del suo respiro, unito a lei come aveva dubitato, fino a poco prima, di poter ancora essere, Nathan capì che chi aveva deciso la divisione invalicabile tra Mepow e Phys aveva storpiato il genere umano.
Spaccandolo artificialmente in due.


Territori a nord di Chicago - Anno 227 della Nuova Era

Il pomeriggio era loro, solo loro. Al mattino si erano riuniti con Markus e gli altri, per un aggiornamento sulle ricerche che Nathan stava conducendo, quelle botaniche e quelle più politiche. Non sarebbe dovuto tornare al lavoro prima del giorno dopo e aveva intenzione di passare il pomeriggio e tutta la notte lì, con Leyla.
I raggi di sole che filtravano tra i rami davano ai suoi capelli castani riflessi rossastri che non aveva mai notato. Alzò una mano e infilò le dita tra quelle ciocche, godendosi i giochi di luce. Godendosi la serenità del momento e la vicinanza dei loro corpi, ancora spogliati.
«Non ti sto chiedendo troppo?» gli domandò Leyla.
La sua voce lo accarezzò come morbido velluto, la domanda lo sorprese. Poteva avere ancora dei dubbi su di loro, dopo cinque mesi che stavano insieme, ogni volta che potevano?
«Non c’è troppo, se si vuole tutto.»
Era l’unica risposta che avrebbe potuto darle. Ogni momento che passavano divisi era macchiato di nostalgia agro-dolce, tanto che Nathan trovava la concentrazione per procedere lungo la rotta tracciata solo perché sapeva che era importante, per New Earth. E New Earth era parte di ciò che erano, di ciò in cui credevano.
Markus, il capo dell’insediamento Phys a nord di Chicago, sapeva che Leyla era la sua donna e non aveva avuto niente da ridire. Lo osservava, questo sì, ma Nathan avrebbe fatto lo stesso, al suo posto. Dubitava che un Mepow sarebbe stato altrettanto accomodante nei confronti di un unione interrazziale. Un punto per i Phys. Non il primo, e Nathan sospettava che non sarebbe stato l’ultimo.
«E se questo tutto diventasse… di più?»
«Di più?» domandò lui, tracciandole con il dito il profilo del labbro inferiore, ancora gonfio per i baci che si erano scambiati. Passavano i mesi ma la loro fame non accennava a diminuire.
Che cosa poteva esserci, più di quello che avevano? Vivere insieme? Sapevano entrambi che in quel momento era impossibile. Ma prima o poi le cose…
«Volevi me, noi» continuò Leyla, interrompendo i suoi pensieri.
C’era nella sua voce una nota di urgenza, di ansia. Ma anche di… gioia?
Nathan si bloccò, appoggiandosi sul gomito per poterla guardare meglio. Le mani di Leyla si sollevarono e gli si strinsero intorno al viso, come faceva quando voleva essere sicura di avere tutta la sua attenzione.
Be’, l’aveva.
«E se ci fosse… dell’altro? Un altro?»
La comprensione esplose nella sua testa come una supernova e la sensazione fu quella che qualcuno gli avesse appena sferrato un pugno contro il plesso solare, mandandolo in apnea. Poi il colpo si trasformò in calore e il cuore gli si gonfiò, fino a fargli male. Di incredulità gioia e orgoglio insieme.
Un altro.
Leyla aveva una mano appoggiata sulla pancia, la raggiunse con la sua.
Sentì le guance tirare per fare spazio al sorriso che gli stava piegando le labbra.
Sapeva di non aver mai sorriso così nella sua vita. Mai.



Tra poche settimane ritroverete il mondo di Stardust nel primo romanzo della serie, Free, in uscita con Emma Books



L'autrice:
Monica Lombardi è nata a Novara da padre toscano e mamma istriana. Lavora come interprete e traduttrice freelance. Sposata, madre di due figli, vive da più di trent’anni a Cornaredo, in provincia di Milano, dove si divide tra la scrittura, le traduzioni e il suo ruolo di mamma.
Con Emma Books l’autrice ha già pubblicato la commedia romantica Three doors – La vita secondo Sam Bolton, e la serie romantic suspense GD Team, così composta: Vertigo (romanzo), Nicky (novella prequel), Freefall (romanzo), Alex (novella), Spiral (romanzo), Miriam (novella) e da una Guida, che comprende, tra le altre cose, un racconto di Natale.
Monica è anche autrice di una serie rosa crime di cui è protagonista il tenente della Homicide Unit di Atlanta Mike Summers. Ha partecipato all'antologia di Emma Books Gliuomini preferiscono le befane e Voci a Matera. Altri suoi racconti sono riuniti nella raccolta Bluegirl e altre storie.
Anticipato dai racconti gratuiti Stardust – L’inizio e Sotto lo stesso cielo, tra poche settimane per Emma Books uscirà Free, primo libro della serie sci-fi Stardust.


Visita la pagina dell'autrice:  


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6 commenti:

  1. Ogni storia che va oltre le convenzioni, le regole imposte dalla società in cui si vive ( in ogni tempo),le opinioni altrui, la paura di se stessi mi attrae. Questo è il coraggio dell'amore, il più forte di tutti e in questo racconto è cristallino. Mi è piaciuto molto!

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  2. Semplicemente meraviglioso! Del resto è uno dei miei generi preferiti, e queste storie d'amore intricate e impossibili sono uno dei miei punti deboli. Complimenti, davvero, è stato un piacere leggere questo racconto!

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  3. ecco un'altra piccola perla di una grandissima autrice italiana che ho cominciato a leggere proprio grazie alla segnalazioni del blog!grazie per questo ragalo Monica,poche righe ma che ti conquistano subito!

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  4. Grazie a voi per aver letto e commentato <3
    A presto!

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  5. Che dire? Nulla... meravigliosa Monica!

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