martedì 15 luglio 2014

Recensione: "L'AMORE CONTA" di Carmen Laterza.



E se tradire fosse necessario?

Se servisse davvero a capire che in fin dei conti si tradisce solo ciò che si ama?




Genere: Erotico
Editore: Self
Pagine: 266
Prezzo: € 2,99
Ebook: €10,90
Uscita: 3 Aprile 2014





Sinossi:
Irene è sposata da due anni, Luca è un marito un po’ assente ma innamorato, eppure lei si sente inquieta, insoddisfatta; alla soglia dei quarant’anni le sembra che la vita le stia scivolando via.
Una notte, un po’ per noia e un po’ per curiosità, decide di iscriversi a Meetic, un sito di incontri.
Comincia così una doppia vita, scandita dall’alternarsi di appuntamenti clandestini, a volte grotteschi altre al limite del perverso, che la condurranno ad allontanarsi da tutti gli affetti più cari.
Incastrata in una vita in cui ormai non si riconosce più, tra un matrimonio che sta per crollare, un difficile rapporto col padre e la sempre più incalzante necessità di sentirsi libera, Irene intraprende una sorta di educazione erotico-sentimentale fino a perdersi completamente alla ricerca di una propria maturità emotiva.
Sarà l’amore a ritrovarla, quello che si prova per gli altri e per sé stessi, quello che si riceve e quello che si dà; perché nella vita “l’amore conta, e sa contare”.






Un esordio travolgente. Questo è L’amore conta.
L’amore conta è una sorpresa preziosa, perché dosa sapientemente i registri linguistici, svela i personaggi a poco a poco, ci coinvolge sempre più ad ogni pagina.
E alla fine ci obbliga a fare i conti con la realtà. Con le speranze deluse, gli amori traditi, le scelte sbagliate.
Quelle di Irene, certo, ma anche le nostre. Perché Irene parte alla ricerca di se stessa e noi non possiamo fare a meno di seguirla. Mettiamo da parte le nostre convinzioni, i pretesti, le giustificazioni, e partiamo con lei.
Lungo la strada potremo anche perderci, o cadere e farci male, ma non abbiamo scelta.
Partire è l’unico modo per arrivare.
Mauro Del Vecchio






Carmen Laterza è un personaggio eclettico e dinamico.
Laureata in Lettere e Diplomata in Pianoforte, Carmen vive e lavora come Dirigente Scolastico a Pordenone, dove per più di dieci anni ha insegnato Italiano e Storia negli Istituti Superiori della città.
Oltre a questo è stata anche critico musicale presso Il Gazzettino di Pordenone, addetto stampa per la Federazione Nazionale Italiana Associazioni Regionali Corali, bibliotecaria e insegnante di pianoforte.
Recentemente ha autopubblicato il saggio musicologico I duetti d’amore nelle opere di Giuseppe Verdi.






RECENSIONE A CURA DI BARBARA B:

“L’amore conta” è un romanzo che dovrebbe essere vietato a un pubblico giovane e a quel target che ancora non ha avuto un amore duraturo e importante.
È un po’ l’effetto che mi aveva fatto il film “L’ultimo bacio”.
Un conto è vederlo a 20 anni, un altro a 30 e più.
Non è per saccenza, ma per una maggiore consapevolezza di vita, di esperienza e cognizione.
Il romanzo si presenta come un profondo monologo della protagonista.
Irene non si nasconde al lettore. Si confida, si confronta e snocciola tutti i suoi dubbi e ragionamenti.
È una donna cresciuta senza madre, della cui morte incolpa il padre. L’ho vista come una persona con un vuoto emotivo. Un baratro che le si è aperto davanti da adulta, ormai realizzata e sistemata. A chi non è successo? Si sopravvive, si tira avanti, ma è proprio nei momenti sereni che si ha il crollo.
E quando questo accade ci si sente soli, ci si estranea dalle persone che ci vogliono bene e che ci conoscono a fondo. E si tende ad allontanare proprio queste, perché sono loro che ci fanno da “specchio”.
Quante volte ci si trova ad aprirsi di più con degli sconosciuti che con i propri cari?
Ci si sente più liberi, meno giudicati … e proprio dal “giudizio” Irene sfugge, soprattutto quello di Anna, la sua àncora, la sua migliore amica.
Si rifugia in Meetic, un sito di incontri. È curiosa e all’inizio per lei è una ricerca. L’ho trovata matura in questo primo approccio, perché quest’ansia che l’attanaglia la porta al confronto. Come si comportano gli altri? Come si presentano? Come si descrivono? Cosa vogliono? Cosa desiderano? Cosa cercano?
Prova, nel frattempo, a rimanere legata alle persone del passato, ma ormai è andata oltre. Le domande che si è fatta esigono una risposta.
Non si tratta di libertà. Non si tratta di egocentrismo. Si tratta di capire.
E l’ho capita. L’ho capita eccome.
Ma è dal passo successivo, da quando Irene entra in contatto diretto con alcuni frequentatori di Meetic, che non l’ho più sentita vicina e l’ho giudicata male.
Spesso ho sentito dire “bisogna toccare il fondo per ritornare a galla” … vero!
Ma qui la protagonista se l’è proprio andata a cercare. Non ha scusanti, non ha giustificazioni. Ha commesso l’errore di piangersi addosso, quello delle persone che nella vita evito come la peste … quelle del NON MI CAPISCE NESSUNO!
Peccato, Irene. Tifavo per te e mi hai insegnato molto, all’inizio. Mi hai fatto pensare, mi ha fatta ragionare. Ma sei andata troppo oltre.
Sto parlando direttamente con la protagonista, come vedete. Sappiate che la conoscerete così nel profondo che vi sembrerà reale!
Non entro in merito al rapporto con il marito, né con il padre e con la sua migliore amica.
Io li ho vissuti come parte di un ingranaggio che appartiene ad Irene, e solo a lei.
Bellissimo il finale. L’ho ritrovata, si è ritrovata … finalmente! Non sarà facile, ma accettare di nuovo un abbraccio è il modo giusto per ricominciare.

Barbara B.
 
Voto:







RECENSIONE A CURA DI ANTONELLA MICCIO:
Il romanzo è il viaggio interiore - e non - di una donna.
Irene, 38 anni, sposata, senza figli per volontà del marito diventato padre ad appena 19 anni, si accorge che la monotonia della sua vita la infastidisce. Inizia a cercare qualcosa che la desti da quell’empasse, ma non sa cosa. Credo che tutte le donne, arrivate alla soglia dei quarant’anni, inizino a fare un bilancio della propria vita. Quando però il risultato pende dal lato dell’insoddisfazione, si prende coscienza del vuoto che non abbiamo colmato o che vorremmo che qualcuno avesse colmato e poi iniziamo la ricerca. Tuttavia, una ricerca a occhi chiusi come quella di Irene non è auspicabile.
http://data1.whicdn.com/images/61603058/original.jpgIl primo neo – errore è una parola troppo forte – della sua vita è il marito.  Lui la costringe a non avere figli per una sua paura. Quando si è in età fertile non si teme questa scelta, anzi, si abbraccia questo stile di vita con decisione. Ma quando gli anni passano e si trova quasi al punto di non ritorno, una donna va in fibrillazione. Si ripercorrono le tappe della propria vita: il lavoro c’è, il marito/compagno/amante c’è, i soldi ci sono, la macchina e le vacanze pure ma, chissà perché, alla fine non bastano. Non dico che non perdano la loro importanza, ma non sono sufficienti. Vogliamo di più. Anche l’arrivo dei figli può lasciare dietro di sé devastazione o solitudine peggio di uno tsunami, soprattutto se si hanno con l’uomo sbagliato, ma sono arrivata al punto di pensare ‘meglio con che senza’.
In questo romanzo vedo Irene come una donna con tanto amore da donare a qualcuno; soprattutto, però, vorrebbe riceverlo e non in maniera scontata - in questo caso il marito gliene darebbe in quantità illimitata. Vorrebbe essere amata, vorrebbe che l’unica persona al mondo che le ha voluto bene davvero la abbracciasse e le dicesse che la ama. Vorrebbe che fosse una guida.
A Irene manca la mamma, della quale un incidente stradale l’ha privata.  Irene vorrebbe crogiolarsi nelle parole consolatorie e nell’amore illimitato che solo una mamma può dare, ma non può più farlo. Solo quando ritrova questo sentimento tra le braccia della ‘matrigna’ capisce che l’amore di una mamma non è paragonabile a niente, è insostituibile. Lei non ha potuto provarlo e forse se ne pente… meglio non dimenticarsene!
Antonella Miccio



Voto:




RECENSIONE A CURA DI ANITA BLAKE:
Prima di iniziare la mia non proprio lusinghiera recensione, sento la necessità di fare una premessa.
La critica che farò non è rivolta né all’autrice né, in generale, al comportamento della protagonista, troppo lontano dal mio mondo e dal mio modo di vedere le cose perché io possa comprenderlo appieno.
L’opinione negativa che mi sono fatta è legata esclusivamente alla protagonista, Irene.
Nonostante io sia una persona di larghe vedute e molto aperta, la nostra Irene mi ha quasi disgustata.
La storia raccontata è quella di Irene, quarantenne insoddisfatta che cerca lo stimolo per cambiare vita.
Irene è sposata con Luca, non hanno figli. Ha un’amica storica, Anna, che invece ha due bambini, e nessun rapporto col padre.
Il libro, un viaggio alla scoperta di sé, utilizza questi personaggi solo come strumenti per comprendere, o non comprendere, la protagonista.
All’inizio la sua insoddisfazione sembra derivare davvero dall’inutilità altrui. Pare che il marito la trascuri, che il padre l’abbia abbandonata e che la migliore amica non la capisca.
Andando avanti con le pagine, fino alla drammatica conclusione, si scopre che il problema è proprio Irene.
Va bene avere bisogno di una scossa, va bene cercare qualcosa di diverso, potrebbe anche andare bene il tradimento, se non si è convenzionali, perché a volte occorre provare altro per capire quanto si ami quello che si possiede già.
Non vanno bene, non sono tollerabili l’egoismo e la cattiveria.
Irene soffre e vuole che anche gli altri provino la sua stessa sofferenza, ferisce perché non ha il coraggio di guardarsi in faccia e capire che sono sempre stati il suo egoismo, la sua arroganza, il suo essere così piena di se stessa a farle attribuire ad altri colpe che non avevano.
A un certo punto mi veniva quasi da urlarle contro: “Irene, sveglia! Non ci sei solo tu al mondo!”
Irene non è depressa, non è malata. È egoista e nega l’evidenza. Fa esattamente ciò di cui accusa gli altri: chiude gli occhi e fa finta che il vero problema non esista.
Due sono stati i personaggi che più mi hanno colpita: Anna, la migliore amica e Adele, la matrigna.
Entrambe le sbattono in faccia la verità e la amano incondizionatamente, ma fino alla fine lei si ostina a non riconoscerlo.
Lo stile dell’autrice è lento, probabilmente in maniera studiata, per accompagnare il viaggio di una donna che vuole prendere tempo per scoprire se stessa.
Tuttavia, almeno dal mio punto di vista, questa lentezza non aiuta ad alleggerire il libro.
Ne ho letto alcuni con tematiche serie, pesanti, come l’anoressia, molto più scorrevoli. Leggeri senza essere frivoli.
Forse troppo lontano dalle mie corde, “L’amore conta”, nonostante lo splendido titolo, non è un libro che consiglierei.


Voto



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