giovedì 27 febbraio 2014

Dietro la Maschera 2014, i racconti finalisti: DA QUI ALL'ETERNITÀ di Lucia Squitieri.



Nati per essere nemici, per combattersi l'un l'altro... 
ma il cuore ha scelto diversamente. 


Vi presentiamo "DA QUI ALL'ETERNITÀ" di Lucia Squiteri.


Martedì grasso

Come ogni anno, la piazza era gremita di gente. Le persone si accalcavano l’una all’altra per assistere all’attrazione principale della giornata: l’addio a Re Carnevale.
Dopo una settimana di feste, sfilate di carri allegorici e maschere variopinte si era ormai giunti al culmine dei festeggiamenti.
Dal tetto di uno dei palazzi che affacciavano sulla piazza, una figura incappucciata osservava con occhio vigile la folla sottostante. Bambini mascherati che si rincorrevano lanciandosi coriandoli e stelle filanti sotto lo sguardo divertito dei genitori, giovani che ridevano e scherzavano durante l’attesa di quello che, scherzosamente, definivano il “rogo”. Poi, ecco finalmente le note della banda musicale segnare l’inizio di quell’ultima parte dei festeggiamenti. L’attenzione dei presenti si focalizzò nel punto in cui un enorme pallone aerostatico si stava gonfiando nel bel mezzo della piazza. Quando anche l’ultima nota si disperse nell’aria, la mongolfiera era ormai pronta.  All’interno della gondola era stato inserito il fantoccio di paglia che avrebbe impersonato Re Carnevale.  Nel silenzio più assoluto, mentre venivano liberate le corde che tenevano ancorato a terra il pallone, un uomo avvicinò una fiaccola al manichino che subito fu circondato dapprima da una debole fiamma, per poi aumentare d’intensità mentre si alzava in volo. A quella figura che, invisibile e silenziosa, scrutava immobile lo spazio sottostante, quella scena ricordò vagamente gli antichi riti funebri quando, per onorare la morte di una persona, la si poneva su una catasta di fasci di legna per poi darle fuoco. Beh, chi più di un re potrebbe meritare un rito simile, pensò divertita mentre la mongolfiera s’innalzava luminosa nel cielo notturno come una stella che, impaziente, bramava ricongiungersi alle sue sorelle. Solo quando essa scomparve, inghiottita dalla notte, urla di esultanza sostituirono il silenzio grave presente fino a pochi attimi prima.
Nel giro di pochi minuti l’atmosfera cambiò drasticamente. Il rogo era il segnale per le famiglie di ritirarsi nei propri focolari domestici, lasciando il posto a coloro che si apprestavano ad indossare una maschera per dare libero sfogo ai propri istinti, nascondendosi così agli occhi severi della società. Musica rock, bottiglie di birra e alcol e danze disinibite, riempirono la piazza. Solo allora, quando il caos sembrava farla da padrone, la figura solitaria si alzò in piedi.
“Così tanti giovani da tentare,” mormorò divertita, “così tante anime. Che spreco.” Scosse la testa. Non era quello il motivo che l’aveva condotta lì durante i festeggiamenti del Carnevale.
Saltò giù dal palazzo atterrando con grazia felina. Il mantello –nero come le tenebre più profonde -svolazzò attorno alla sua figura per poi riavvolgerla completamente. Con il cappuccio ben calato sul volto, si addentrò tra la folla, ignorando i vaneggiamenti degli ubriachi, le urla della band e i gemiti di coppie che si lasciavano travolgere dall’euforia carnevalesca, scrutando con i suoi occhi grigi la calca che la circondava.

Attraversò indisturbata buona parte della piazza, volgendo lo sguardo in ogni direzione, senza però riuscire a trovare il suo obiettivo. All’improvviso, una mano le afferrò il braccio, strattonandola indietro. Presa alla sprovvista, la figura non oppose alcuna resistenza andando così a sbattere contro un corpo duro. Poi una voce bassa, roca, le sussurrò piano all’orecchio. “Cercavi qualcuno, Tentatrice?”
Merda, pensò, mi ha trovata prima lui.
Cercò di voltarsi ma la stretta ferrea non glielo permise.
“Forse,” rispose con indifferenza, cercando di non far trapelare il fastidio che provava per non essersi accorta prima della sua presenza. “E cosa porta il grande Madiel a scendere tra i comuni mortali? Non hai qualche demone da torturare?” domandò, con tono in parte sarcastico e in parte divertito, a colui che era il più grande dei guerrieri al Suo servizio. Colui il cui compito era quello di eliminare i demoni che, come lei, avevano il compito di tentare e infine catturare le anime dei mortali.
Lui non rispose. Si limitò a stringere maggiormente la presa e ad allontanarsi dalla folla tirandosela dietro. Percorsero tutta la piazza dirigendosi poi verso una scalinata in pietra raggiungendo così la zona medievale del paese. L’uomo non si voltò mai indietro mentre avanzava sicuro verso una meta a lei sconosciuta. La giovane fu costretta quasi a correre per riuscire a tenere il passo, facendo cadere il cappuccio e rivelando così una cascata di ricci, di un rosso così scuro e denso da sembrare sangue, che ondeggiava al ritmo dei suoi passi. Oltrepassarono un vecchio cancello arrugginito entrando nel cortile di un palazzo chiaramente abbandonato. L’uomo la lasciò andare così all’improvviso che lei fu costretta ad appoggiarsi alla parete dell’edificio per non cadere. Ancora intontita per la facilità con cui era stata sorpresa, rimase qualche istante immobile, con il capo chino, gli occhi chiusi fino a quando non sentì pronunciare il suo nome con quella voce che da troppo, troppo tempo non udiva.
“Nyahm” la chiamò mentre le afferrava entrambi i polsi con la mano per bloccarli poi sopra la sua testa.
Un brivido le percorse la schiena. Sollevò la testa per affrontare l’essere che per millenni aveva sterminato tanti suoi simili grazie a quel potere che –come narravano i più – avrebbe potuto distruggere con un semplice tocco il Diavolo in persona.
Non fu l’intensità della sua aura, o la mole che la sovrastava, a lasciarla senza fiato e con la gola riarsa. Nemmeno la sua tenuta da combattimento in pelle nera -un abbigliamento che di certo non si addiceva a uno della sua risma -ne la scura chioma ribelle che gli incorniciava quel volto duro, ma perfetto, fino a ricadergli sulle spalle. No. Furono gli occhi la sua rovina.
Solo una creatura divina poteva possedere uno sguardo simile. Semi-nascosta da una semplice maschera di seta nera, l’iride era di un azzurro così puro e intenso da farle quasi male e attorno alla pupilla c’era un lieve bagliore luminoso. Bagliore che si intensificò quando anche Madiel la sottopose ad uno scrupoloso esame. A giudicare dal modo in cui si arcuò quel sopracciglio scuro ben definito, apprezzò notevolmente la vista come confermarono anche le parole che seguirono.
“ Vuoi forse attirare le attenzioni di qualche lupo, mia bellissima cappuccetto rosso?”
La labbra carnose di Nyahm si incresparono in un sorriso sensuale. Per l’occasione aveva deciso di indossare una versione più provocante e tenebrosa del semplice costume fiabesco. Un top-corsetto nero con nastri di un rosso brillante ai lati che le fasciavano il busto, mettendo in risalto l’ampia scollatura, una gonna nera di pelle con il bordo strappato evidenziava le sue lunghe gambe avvolte da stivali neri e per finire, guanti di raso rosso. A differenza dell’originale, il suo costume non prevedeva una mantellina rossa ma una nera che ben si adattava a un demone come lei e una maschera di seta nera a coprirle la parte superiore del volto.
“Credo che sia il caso che il cacciatore interrompa la passeggiata della bella fanciulla prima che si trasformi in una vittima.” Continuò lui con tono di scherno e un’espressione completamente virile.
Nyahm, che fino a quel momento era stata anche troppo vittima degli eventi, era stanca di starsene immobile alla mercé di un angelo, soprattutto di questo angelo. Era ora di giocare.
“E il cacciatore è proprio sicuro di riuscire nel suo intento?” replicò lei civettuola, avvicinando il suo corpo a quello di lui, strusciandosi con fare provocante. Scatenare la lussuria di un uomo era il suo lavoro, ciò che gli riusciva meglio. Nessuno poteva resistergli.
Un ringhio d’avvertimento provenne dalla gola di Madiel mentre rafforzava maggiormente la presa. “Allora,” continuò lei imperterrita, “prova a fermare questo.” Sollevò rapidamente un ginocchio colpendolo allo stomaco. L’angelo non poté fare a meno di tirarsi indietro lasciandola libera. Approfittando di quel lieve vantaggio, Nyahm ne approfittò per attaccare. Riuscì a portare a segno qualche colpo prima che Madiel le bloccò un calcio alto, rigirandola per la caviglia e facendole perdere l’equilibrio, mandandola così a terra. La donna boccheggiò per la caduta e subito sentì un corpo pesante premere su di lei.
Occhi argentati incontrarono quelli di un cielo senza fine.
“Ora basta, Nyahm,” sussurrò piano lui, una mano che la avvicinava a sé all’altezza dei fianchi mentre con l’altra stringeva una ciocca di capelli rossi. “Basta giocare. Il tempo avanza imperterrito, sia che noi lo ignoriamo o che ne siamo consapevoli.”
“Lo so,” rispose lei rilassandosi sotto di lui. Quella resa fu la prova che cercava Madiel. Senza perdere altro tempo, cercò le labbra di lei reclamando quel bacio che aveva atteso da un intero anno. Quel bacio non fu dolce o tenero ma selvaggio, possessivo…bramoso.
Nyahm si perse nelle sensazioni che Madiel scatenò dentro di lei.  Presto quelle labbra così calde e peccaminose scesero lungo il collo, soffermandosi sulla vena e succhiando più volte quel punto così sensibile.
“Madiel ti prego, non ce la faccio più.”
Lui alzò la testa per guardarla dritta negli occhi. Nonostante le maschere che celavano parte dei loro volti, il desiderio che entrambi lessero l’uno nello sguardo dell’altro pose fine ad ogni tentennamento, ogni resistenza. Sollevandola tra le braccia senza alcuno sforzo, l’uomo entrò dentro il palazzo con passo sicuro, senza rallentare e abbattendo con un solo calcio la porta che si era parata come ostacolo al suo cammino. I due entrarono dentro all’appartamento vuoto, fermandosi solo il tempo necessario a controllare che fosse effettivamente disabitato. Nyahm se ne stava rannicchiata tra le sue braccia, stringendolo al collo e accarezzandogli con la mano i capelli setosi di lui. Le era mancata così tanto quella sensazione.
Quando Madiel la posò delicatamente su un letto, non ci fu più tempo per pensare. Entrambi lasciarono che la passione, il desiderio e la disperazione prendessero il sopravvento. Senza più la barriera dei vestiti a interporsi tra loro, Madiel entrò con un’unica, possente spinta dentro di lei, non riuscendo più a resistere alla voglia di sentirla nuovamente attorno a sé. “Per tutti i cieli del Paradiso!”

Nyahm rise nel sentirlo dire quell’esclamazione. Madiel la pronunciava ad ogni loro unione. Il riso venne presto sostituito da gemiti, brividi e il ritmo incalzante di lui che la penetrava. Continuarono ad amarsi così per le ore che seguirono. Due amanti che cercavano di fondersi fino a diventare una cosa sola. Perché era ciò che loro erano, nonostante le leggi infernali e divine non concepissero una simile idea.
Soddisfatta la lussuria e la brama che li stava divorando da un anno, Madiel continuò a tenerla stretta a sé, accarezzandole la schiena con fare rassicurante.
Nyahm teneva la testa appoggiata sul suo petto mentre ripeteva lo stesso gesto con cui la stava cullando lui, ma l’alba era ormai prossima.
Esalò un respiro carico di tristezza prima di sollevarsi e guardarlo in volto.
“Cosa c’è?” le chiese.
Rimase in silenzio a fissarlo per qualche minuto mentre con la punta delle dita percorreva i lineamenti di quel volto che per alcuni  era la manifestazione della crudeltà e della giustizia divina, ma per lei era solo il viso dell’uomo che amava…e che non avrebbe mai potuto avere.
“Ti amo.” Gli sussurrò prima di baciarlo dolcemente dapprima sugli occhi, avvertendo anche la morbidezza della seta della maschera, per poi posarsi sulla bocca così da fargli percepire tutto l’amore che covava dentro il suo cuore e che era costretta a nascondere. Quando si scostarono, il sorriso che ricevette in cambio fece sciogliere Nyahm che si aggrappò a lui con tutte le sue forze, lasciando che la disperazione emergesse dall’angolo buio dove l’aveva relegata. Odiava perdere il controllo in quel modo e rovinare così l’unica notte loro concessa ma non poteva farne a meno. L’ingiustizia del fato pesava su di lei di anno in anno.
“Shhh. Nyahm ti prego non fare così.” Mormorò Madiel mentre si chinava protettivo su di lei baciandole la fronte. “Non sopporto di vedere le tue lacrime.”
“Mi dispiace Madiel, ma non ce la faccio. Vorrei poter gridare il tuo nome non per rabbia – come sono costretta a fare – ma per amore! Ci è concessa quest’unica notte dell’anno per stare insieme e solo perché gli umani, con le loro maschere e il loro desiderio di diventare qualcun altro, creano una falla nell’equilibrio delle anime tale da non permettere a Loro di vederci.”
“Lo so,” si limitò a dire lui, “lo so.”
Restarono a cullarsi ancora, per un tempo che sembrò troppo breve, prima di tornare ad amarsi un’ultima volta imprimendo in quell’azione tutte le emozioni che avevano custodito dentro i loro cuori.
Quando l’alba iniziò a dissipare il manto della notte la coppia si rivestì e, silenziosa, uscì nuovamente fuori in giardino.
“Vorrei poter togliere questa maschera e liberarti così da questo fardello.” Pronunciò tristemente Nyahm mentre accarezzava quella stoffa  identica alla sua.
“Non puoi e lo sai bene. È l’unica cosa che ci protegge.”
Lo sapeva. Se gli umani durante il Carnevale indossavano una maschera per nascondere se stessi e diventare così qualcun altro, per loro accadeva il contrario. Quella maschera rappresentava il loro vero io, i loro desideri, il loro cuore. Era quando la toglievano che impersonavano un’altra persona, qualcuna che, agli occhi del Paradiso e dell’Inferno, era degno di continuare la divina lotta eterna.
Si baciarono un’ultima volta prima di allontanarsi. Erano pronti entrambi ad indossare la loro maschera per un altro anno ancora.


                  



L'autrice:
Lucia Squitieri nasce a Salerno il 28 Aprile 1985. Da piccola amava leggere storie su mondi incantati e creature magiche, un amore che, crescendo, l’ha portata a leggere dapprima libri per ragazzi quali Piccoli Brividi e la serie Animorphs di K.A.Applegate, per poi ampliare le proprie conoscenze fino ad approdare a quello che è diventato il suo genere preferito: l’Urban Fantasy. 
Essendo rimasta affascinata dalla serie Guild Hunter di Singh Nalini, ha scritto una fan fiction intitolata Archangel’s Love per il forum Insaziabili Letture
Studia Beni Culturali presso l’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo.







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10 commenti:

  1. Che dire della storia di Lucia?
    La trovo molto intensa e magica. La capacità che ha di esprimere i sentimenti è una cosa che le invidio parecchio...
    Complimenti!!

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  2. Poveri amanti sventurati!
    E' il primo capitolo di una storia bellissima!
    Perchè ci sarà un seguito, vero?
    Non puoi lasciarci così Lucy, questi due innamorati DEVONO avere un lieto fine...

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  3. Grazie mille ragazze! Sono contenta che vi sia piaciuto!!

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  4. Stupendo! in poche righe tutte le emozioni giuste... brava! ^_^

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  5. Bello, bello, bellissimo!!!!!!! Luci tu hai sempre delle idee così originali..si vede che angeli e demoni (ma soprattutto angeli ;) ) sono il tuo pane quotidiano! Davvero commovente e intensa, in così poche righe non è x niente facile ma a te sono sempre bastate poche parole x emozionare chi legge! Brava brava!! ♡

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    1. ahhahahaha Grazie Elena! Sono contenta che ti sia piaciuto!! :D

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  6. Quanto si legge in te di Nalini! Brava Lucia!

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    1. Grazieeeee! E' un complimento fantastico!!!!

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  7. Wow che storia . Lucy ero curiosa di leggere questo racconto e devo dire che sei stata bravissima . Complimenti tesoro . Un racconto breve ma intenso .

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